La Cerimonia

La cucina giapponese lusinga con le seduzioni proprie delle arti decorative. Questa qualità "meditativa" si manifesta già nella scelta degli ingredienti e nei metodi di cottura, ma è soprattutto nel modo di disporre e presentare i cibi che rivela tutta la sua distanza dalla concezione corrente e occidentale di cibo e di mangiare.

Non è un caso che l'arte di disporre le pietanze sui piatti e vassoi sia espressa in giapponese dal verbo yosou che significa ornare. Lo stile giapponese, concettuale e astratto a differenza di quello occidentale, predilige composizioni di piccole porzioni di cibi differenti. Qualcuno suggerisce che questo uso potrebbe essere stato introdotto per facilitare l'uso degli hashi, i bastoncini che sostituiscono le posate.

La tradizione impone che ogni singolo commensale, seduto sul tatami, il pavimento di stuoia, consumi il proprio pasto sopra un vassoio individuale. Questo vassoio preparato esclusivamente per lui si dispiega sotto i suoi occhi come un paesaggio variegato che deve poter offrire a colpo d'occhio una perfetta armonia di colori forme e consistenze.

Esistono anche alcune regole tassative. Per quanto concerne i colori ad esempio è d'obbligo ricercare l'accostamento più vivace. Questa legge degli opposti nn riguarda solo l'effetto cromatico, ma anche la disposizione dei cibi e il loro rapporto con i recipienti. Ad esempio si sconsiglia di abbinare vivande tondeggianti a piatti o vassoi tondi perchè il risultato sarebbe scontato e banale. Molto meglio optare per un contenitore squadrato o allungato.

Insomma , la naturalezza rituale cui punta la gastronomia giapponese ha molto poco a vedere con la semplicità, è naturalezza ricreata e presentata attraverso uno studio accurato; è naturalezza messa in cornice, si potrebbe dire...